Scavi archeologici online

Dai beni storico-artistici si passa all’archeologia virtuale, che adotta sofisticate tecnologie di rilievo e riproduzione delle immagini e divulga ispirandosi ai  videogiochi, al cinema e alla narrazione
Il Virtual Heritage Lab dell’Istituto per le tecnologie per i beni culturali del Consiglio Nazionale per le Ricerche ha realizzato il museo virtuale della via Flaminia antica: una stanza digitale, allestita al Museo delle Terme di Diocleziano, nel cuore di Roma, che permette ai visitatori di esplorare i siti archeologici situati lungo la via Flaminia. Il progetto ha un anno di vita, e “dalla sua inaugurazione, il museo ha avuto un picco di visitatori. Come a dire, quando il virtuale traina il reale.

Dalle osservazioni degli operatori museali, parrebbe che l’accoglienza sia entusiasta: “al contrario di quanto ci aspettavamo, gli anziani non sono stati seduti a osservare, e spesso ritornano al museo per esplorare parti diverse della visita”. I giovani, dal canto loro, vorrebbero poter fare anche di più: cioè, esattamente quanto fanno con i videogiochi.
Il CNR, con il consorzio universitario Cineca, ha presentato lo scorso agosto Virtual Rome, un progetto che permette la visualizzazione del paesaggio antico di Roma attraverso strumenti di realtà virtuale per il web. Virtual Rome “è un sistema interamente open source”, “sia per il codice, sia per i contenuti: c’è un content management system dove includere nuovo materiale. Ad esempio, il King’s College di Londra ha preparato un lavoro sul Teatro di Pompeo”.

Giochi per valorizzare un territorio

Giochi educativi tridimensionali, interattivi e ispirati ai videogiochi, giochi di ruolo che permettono di esplorare l’ambiente. Il patrimonio artistico e culturale di una regione diventa occasione per attrarre, spiegare, contestualizzare.
Regole di interazione, rapporto con il territorio, pubblico potenziale: tutto cambia nella nuova divulgazione culturale, che trova nelle tecnologie digitali un valido complemento. I prodotti multimediali per la cultura oggi sono sempre connessi, accedono a database collaborativi, usano codici open source per abbattere i costi.

E’ questo il panorama in cui si muovono gli enti pubblici che vogliono sperimentare e promuovere il proprio patrimonio artistico anche nell’universo dei bit: attivando tra le persone e i luoghi uno scambio che non distingue più troppo nettamente tra mondo reale e mondo virtuale.